Tensioattivi, un inquinamento sempre più diffuso

Tensioattivi, un inquinamento sempre più diffuso

L’inquinamento dell’acqua è una delle principali minacce per gli ecosistemi di tutto il mondo. Le fonti di inquinamento possono essere molteplici, e dipendono anche dalla sorgente delle acque di scarico, siano esse provenienti dall’agricoltura, dal lavaggio domestico o dalle industrie. In queste ultime, molto spesso si trovano tracce di detergenti, che contengono diverse sostanze come solventi, complessanti, coloranti, ammorbidenti, sbiancanti e, ovviamente, tensioattivi. I tensioattivi sono tra le sostanze che più preoccupano, considerato il loro ampio utilizzo per la pulizia, casalinga e non. Oltre certe concentrazioni i tensioattivi possono diventare dannosi sia per l’ecosistema che per la salute dell’essere umano. Nel 2008 la produzione globale annua di tensioattivi era di circa 13 milioni di tonnellate, in crescita costante. Si tratta di sostanze persistenti, con un’alta capacità di interagire con gli organismi con conseguenze spesso gravi.

Cosa sono i tensioattivi?

I tensioattivi sono sostanze in grado di facilitare la rimozione dello sporco grazie alla loro capacità di ridurre la tensione superficiale di un liquido. In altre parole riescono a “legare”   l’acqua con sostanze dette idrofobe (cioè che non vanno d’accordo con l’acqua, come per esempio i grassi) e quindi rimuoverle, permettendo così una pulizia approfondita.
Esistono diverse tipologie di tensioattivi, che a seconda delle caratteristiche, si distinguono quattro categorie:

  • Anionici: Sono dotati di alta capacità bagnante ed emulsionante. Sono schiumogeni. Sciolgono efficacemente lo sporco
  • Non ionici: Producono poca schiuma, ma hanno comunque ottimo potere detergente. Sono ottimi emulsionanti perché non hanno carica
  • Cationici: Sono dotati di alta capacità bagnante. Hanno potere battericida in aggiunta al potere detergente. Sono in uso presso ospedali e stabilimenti di acque minerali
  • Anfolitici

I primi – i tensioattivi anionici – sono quelli considerati non biodegradabili e che creano la maggior parte dei problemi ambientali derivanti dai tensioattivi. Questi si accumulano con grande facilità sulla superficie liquida, generando la caratteristica schiuma. Va ricordato che non tutte le schiume sono prodotte dai tensioattivi, in molti casi si tratta di fenomeni naturali temporanei legati alla presenza di piante, alghe o altri microrganismi.
Nel contesto di un fiume, a seguito di uno sversamento o di una cattiva gestione delle acque di scarico, la schiuma limita l’ossigenazione dell’acqua e, di conseguenza, riduce le attività biologiche. Si tratta di sostanze tossiche per gli org

anismi, in grado di farsi strada nella catena alimentare. È per questi motivi che, negli ultimi anni, l’interesse sul tema è cresciuto e sono state avviate numerose iniziative di sensibilizzazione su un fenomeno diffuso in tutto il mondo.

Tensioattivi e ambiente

I tensioattivi rilasciati nell’ambiente hanno conseguenze che vanno ben oltre alla loro diretta azione contaminante e ai gravi fenomeni di bioaccumulo. Queste sostanze possono provocare anche l’aumento della solubilità di altri inquinanti organici nella loro fase acquosa, la loro migrazione e l’accumulo in diversi ambiti ambientali. I tensioattivi entrano di fatto nel ciclo dell’acqua, disperendosi anche in aria, fino a influenzare la formazione e lo sviluppo delle nuvole, apportando un ulteriore contributo ai cambiamenti climatici. A causa di questa complessità, il destino dei tensioattivi rilasciati nell’ambiente è ancora un’incognita. Non esiste un unico approccio quando si deve intervenire su una situazione di inquinamento provocata dalla presenza di tensioattivi. Gli scenari possono essere pressoché infiniti, fatti da tensioattivi diversi che entrano in contatto con sostanze diverse, in ambienti diversi. Basi pensare a come le acque reflue degli ospedali o delle lavanderie costituiscano uno scenario quasi a sé stante. I rischi ambientali associati a queste sostanze hanno fatto sì che si sviluppasse un’ampia letteratura scientifica, che nel corso dei decenni ha indagato casi e contesti quanto mai sfaccettati.

Un problema globale

Da lungo tempo assistiamo a un aumento del consumo di acqua in tutto il mondo. Si stima, infatti, che da circa 40 anni il consumo di acqua aumenti dell’1% ogni anno. Questa gigantesca richiesta proviene soprattutto dall’agricoltura e dall’industria. Bisogna però considerare molti altri fattori per comprendere la gravità della situazione. Nel 2017 solo il 71% della popolazione globale aveva accesso all’acqua potabile e si stimava che 144 milioni di persone dipendessero dagli approvvigionamenti da acque superficiali non trattate. È solo tenendo in considerazione questi dati che si comprende come il rilascio di tensioattivi nei fiumi e nei laghi costituisca un problema urgente e di primaria importanza. Trovare una soluzione non è facile, considerata la grande diffusione dei tensioattivi. Sicuramente è necessaria una nuova sensibilità ambientale, rivolta anche verso i prodotti che scegliamo di utilizzare per la pulizia. In molti casi però, l’utilizzo di sostanze potenzialmente inquinanti è inevitabile, servono quindi metodi efficaci e sicuri per la rimozione dei tensioattivi dall’acqua prima che questa ritorni nel ciclo naturale.

Per rispondere alla grande eterogeneità delle situazioni e delle sostanze, esistono diverse tecniche per la rimozione dei tensioattivi, che vanno dall’eliminazione meccanica fino a processi più complessi, come l’elettrocoagulazione.

Da ormai diversi anni Rototec offre alcune possibili soluzioni al problema, grazie a una serie di prodotti  in grado di eliminare oli, grassi e schiume. I degrassatori e i dissabbiatori ad esempio, sono vasche di calma, in cui le acque di scarto “riposano” e le sostanze si separano fisicamente grazie alla differenza di peso specifico. L’installazione di questo tipo di vasche al termine di processi industriali o civili, permette di eliminare le sostanze inquinanti e ottenere un’acqua che può tranquillamente essere restituita al fiume o riutilizzata.
Immaginiamo un impianto di autolavaggio: le acque di scarto del processo di lavaggio di un mezzo può contenere oli minerali, idrocarburi, detergenti e solidi sospesi di vario genere (sabbie e ghiaia, fanghi, microplastiche e altro). La corretta gestione di queste acque, con un impianto come questo, non solo può evitare una serie di danni ambientali, ma può addirittura rappresentare un valore, soprattutto in un momento in cui la risorsa idrica inizia a scarseggiare.

Da sempre ROTOTEC ha come missione quella di depurare preservare e riutilizzare il nostro bene più prezioso, scopri tutte le soluzioni qui: