Acque reflue, una risorsa per il futuro

Acque reflue, una risorsa per il futuro

Per acque reflue intendiamo tutte le acque di scarico utilizzate nelle attività umane, domestiche, industriali o agricole, e non più potabili o utilizzabili. Le acque reflue, infatti, contengono molte sostanze (organiche o inorganiche) che possono essere pericolose per l’ambiente o per la salute dell’organismo. Le acque reflue, per via delle loro stesse caratteristiche, non possono essere disperse nell’ambiente prima di essere opportunamente depurate. I processi di depurazione delle acque reflue possono avvenire in appositi impianti, dove vengono eliminate le sostanze nocive. I fanghi derivati dal trattamento delle acque reflue sono comunemente impiegati in agricoltura oppure sono smaltiti in strutture dedicate. Un recente Rapporto delle Nazioni Unite ha suggerito una nuova via per il riutilizzo delle acque reflue, che potrebbero addirittura trasformarsi in una risorsa di grande valore.

Acque reflue, un problema globale           

Ancora oggi, soprattutto in alcune aree del mondo, una parte delle acque reflue viene riversata nell’ambiente senza  che ci sia alcun controllo o trattamento. Queste acque contaminate da una varietà di sostanze e di batteri, raggiunge i fiumi, i laghi e contamina anche le falde acquifere, comportando un rischio non da poco per le popolazioni. A ciò bisogna aggiungere che, nel prossimo futuro, la quantità di acque reflue prodotte aumenterà. La crescita di popolazione, l’urbanizzazione incontrollata e l’assenza di piani strutturati fanno presupporre uno scenario nefasto. A Lagos, in Nigeria, ogni giorno si producono 1,5 milioni di metri cubi di acque di scarico che vengono riversate in mare senza che ci sia alcun tipo di trattamento.

In un mondo con una popolazione in costante crescita la raccolta e il trattamento delle acque reflue sono essenziali per proteggere la salute umana e l’ambiente. In tutta Europa, gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane operano in condizioni molto diverse, come sono diverse le sostanze presenti nelle acque reflue, le dimensioni della popolazione che si approvvigiona a una fonte, i requisiti delle acque riceventi e, non da ultimo, il clima locale. Negli anni è stato fatto molto per intervenire sulla raccolta e sul trattamento delle acque reflue urbane, ma le nuove sfide, dovute anche all’avanzare della crisi climatica, richiedono investimenti sostanziali che vanno ben oltre alla manutenzione delle infrastrutture esistenti. In questo contesto, ci si è spesso concentrati sul trattamento delle acque reflue in quanto “problema da risolvere”. Solo di recente, le acque di scarico sono state indicate come un’opportunità.

Un problema che diventa un’opportunità

La popolazione aumenta, e aumenta anche la necessità di acqua dolce. È necessario un cambio di paradigma, che consideri la gestione dell’acqua anche a seguito del suo utilizzo. Oggi l’80% di tutte le acque reflue prodotte dall’industria o dalle reti urbane finisce nell’ambiente. Inoltre, sono più di 3 miliardi le persone che vivono con una cronica mancanza di acqua per provvedere alle pratiche igieniche di base, come il lavaggio delle mani. A ciò bisogna aggiungere che il 50% dei casi di malnutrizione al mondo sono direttamente collegati alla scarsa disponibilità di acqua potabile. Il recupero e la purificazione dell’acqua di scarico appare fondamentale per garantire gli approvvigionamenti futuri, benché l’idea di bere acqua che una volta era “sporca” incontra ancora forti resistenze da parte dell’opinione pubblica. I benefici del riutilizzo non si limiterebbero, però, a una rinnovata disponibilità di acqua. Nelle acque di scarto si possono recuperare sostanze nutritive o metalli preziosi. Circa 380 miliardi di metri cubi di acqua possono essere recuperati dai volumi di acque reflue prodotte ogni anno. Questo tipo di recupero dell’acqua dovrebbe aumentare a 470 miliardi di metri cubi entro il 2030 e 574 miliardi di metri cubi entro il 2050. Lo sviluppo delle tecnologie di trattamento permette ricavare dalle acque reflue alcune sostanze molto ricercate e scarsamente disponibili, come il fosforo. Se si giungesse a un recupero efficace delle sostanze presenti nelle acque reflue, si stima che il fosforo ricavato in questo modo potrebbe coprire il 22% della domanda globale. Le sostanze organiche estrapolate dalle acque reflue durante il processo di recupero possono servire alla produzione di biogas. Per chiudere la “circolarità” del processo, l’energia sprigionata da queste centrali a biogas potrebbe alimentare gli stessi impianti di recupero.

La “circolarità” è un concetto che ritorna spesso nelle indicazioni proposte delle Nazioni Unite. Si tratta di tante azioni sinergiche, che insieme possono diventare il motore dell’economia di domani. Un’economia sostenibile rende necessaria la valorizzazione delle acque reflue, non solo come fonte alternativa di acqua potabile, ma anche come veicolo per proteggere l’ambiente, fornire energia, nutrienti e materiali. A tal proposito, la Global Wastewater Iniziative dell’ONU ha il fine di promuovere le migliori pratiche di gestione delle acque reflue, per giungere infine a un’azione globale corale e sincronizzata e ad avviare programmi completi, efficaci e sostenuti per la gestione delle acque reflue.

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